(Post da Liberazione 12 dicembre '09, nel quarantennale della strage di Piazza Fontana)
12 dicembre '69: passato e presente
Dino Greco
12 dicembre '69: passato e presente
Dino Greco
La manifestazione di oggi, a Milano, nel quarantennale della strage di piazza Fontana, è tutto meno che una ricorrenza rituale. Perché se quello fu l'evento tragico che inaugurò la strategia della tensione, vale a dire il più organico tentativo di rovesciare il processo di rinnovamento democratico che attraversava potentemente la società italiana, oggi, a distanza di quasi mezzo secolo siamo davanti allo stesso, drammatico crinale, sia pure in forme e contesti del tutto diversi e inediti. Quella fu una "guerra a bassa intensità", anche se mai dichiarata, concepita nella connivenza fra borghesia industriale reazionaria, fascismo, servizi deviati, profondamente innervata di pulsioni golpiste, in un mondo dominato dalla guerra fredda, cui le forze del movimento operaio organizzato e di una sinistra saldamente radicata nel Paese seppero tuttavia opporre una risposta tenace e vincente. Quella di oggi è il risultato di una degenerazione politica, culturale, morale già consumatasi, che ha visto il potere incarnarsi, con il consenso elettorale, nella protodittatura di un uomo solo, sostenuto da una cricca affaristica con inquietanti prossimità ai poteri criminali, tronfia nel perseguire la propria impunità, che sta metodicamente sfasciando ciò che resta del reggimento democratico perché ad esso irriducibilmente refrattaria. E questo avviene in un humus sociale sfibrato e molto meno reattivo, anche se non del tutto piegato, e dentro un quadro politico sul quale la divisione e la sconfitta della sinistra hanno lasciato un segno pesante. Berlusconi - abbandonato ormai ogni tatticismo, rotto ogni argine, deciso l'arrembaggio finale all'intera impalcatura costituzionale - punta decisamente ad elezioni che si trasformino in un plebiscito, nella richiesta che il Paese, tutto il Paese, gli sia consegnato e si compia sino in fondo la torsione totalitaria compulsivamente inseguita sin dall'inizio della sua "discesa in campo". E' sommamente necessario che l'entità del pericolo sia colta sino in fondo, che si uniscano tutte le forze, le soggettività, i movimenti, le espressioni culturali - anche le più diverse fra loro - che hanno tuttavia percepito quanto scosceso sia il piano inclinato sul quale, tutti insieme, rischiamo di precipitare. Chi non ha - o ha smarrito - la memoria delle vicende della storia Patria, potrebbe pensare che vi è un eccesso in questo allarme e che si esagera nel paventare sciagure imminenti. Ebbene, anche da questa coazione a ripetere antiche amnesie e sottovalutazioni bisogna difendersi. Ora. Per non doversene pentire dopo. Da Milano e dalle tante città che oggi ospiteranno manifestazioni, così come avvenuto sabato scorso da Roma, è necessario salga un segnale forte, uno stimolo a rimettere in circolo tutte le risorse democratiche su cui l'Italia può ancora contare. Sia il popolo e non soltanto la magistratura, a difendere la sua Costituzione e la legalità repubblicana. Nessuno si sottragga.12/12/2009
Commento di Alessio Coppola Presidente del Telefono Viola Roma:
Commento di Alessio Coppola Presidente del Telefono Viola Roma:
.... e neppure noi ci sottraiamo! Collimo con il fondo chiaro e preoccupato di Dino Greco, direttore di Liberazione. Alcuni giornali di oggi dicono che Berlusconi sta dando i numeri, non è più padrone di sé stesso. Sono forse tra quelli che farebbero fare un TSO a Berlusconi con una bella diagnosi psichiatrica "Delirio di onnipotenza, ossessione persecutoria" ecc. E' chiaro che come Telefono Viola contestiamo questa cosiddetta diagnosi (e difenderemmo Berlusconi con i nostri avvocati, pensate, insieme a Ghedini!), mentre invece continueremmo a contrastare il suo lucido disegno di presa del potere tramite consenso popolare e annichilimento di ogni altra regola che non sia quella dello "Lo stato sono io" di monarchica memoria. Anche in questo caso, la psichiatria si prepara a venire in soccorso dei potenti, oscurando, con una etichetta, un programma politico violento e sovversivo della democrazia parlamentare. Berlusconi ragiona molto bene e bisogna batterlo sul piano delle ragioni, delle molte ragioni, e della politica. Alessio Coppola


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